La Corte di Cassazione – Sezione Lavoro, con sentenza n. 30779 del 23 novembre 2025, ha definito alcuni principi fondamentali per i docenti di religione cattolica destinatari di contratti a tempo determinato reiterati, confermando il diritto al risarcimento del danno da abuso di precarizzazione.
1. Cosa ha stabilito la Cassazione
La Corte ha chiarito che:
• la reiterazione di contratti a termine oltre i 36 mesi, anche non continuativi, costituisce abuso in mancanza di ragioni oggettive;
• la procedura straordinaria di immissione in ruolo prevista dall’art. 1-bis D.L. 126/2019 non elimina l’abuso, perché:
• è selettiva;
• non garantisce un’assunzione automatica;
• attribuisce soltanto una chance di stabilizzazione, insufficiente sul piano giuridico;
• l’aver partecipato alle procedure o l’essere collocati in graduatoria non incide sul diritto al risarcimento;
• il danno è risarcibile secondo il modello del danno eurounitario, anche senza necessità di provare un pregiudizio specifico.
2. Prescrizione
Il diritto al risarcimento:
• è soggetto a prescrizione decennale;
• decorre dall’ultimo contratto a termine;
• tutti i contratti, anche risalenti, rilevano per la quantificazione del danno.
3. Entità del risarcimento
La Cassazione ha confermato una liquidazione fino a:
• 12 mensilità della retribuzione globale di fatto.
Valutano:
• la durata complessiva del servizio prestato;
• la dimensione dell’amministrazione pubblica.
Non si applicano riduzioni legate alle procedure di stabilizzazione selettive.
4. Chi può aderire
Possono procedere alla tutela legale i docenti di religione che:
• abbiano avuto servizio a tempo determinato reiterato;
• abbiano superato 36 mesi complessivi di servizio;
• indipendentemente dal fatto che:
• abbiano partecipato alla procedura straordinaria,
• siano inseriti in graduatoria,
• non siano ancora stati immessi in ruolo.
5. Obiettivo dell’azione
L’azione legale mira a ottenere:
• la ricostruzione del quadro di abuso nei rapporti a termine;
• il riconoscimento del danno da precarizzazione;
• la tutela dei diritti maturati, a prescindere dagli esiti delle procedure concorsuali.





